Due ragazzi, carini, eleganti, alla moda, seduti a un tavolo di una trattoria, hanno Sugo davanti ai loro piatti, una tortellini e l'altro un piatto di spaghetti con il pesce.
Buonissimi, solo a vederli.
Tra un boccone e un bicchiere di vino sfogliano distrattamente la mia rivista.
Io sono seduto al tavolo vicino, faccio finta di niente, mi nascondo, ascolto, spio, prendo appunti.
Sarà una buona idea per fare l'editoriale?
A qualsiasi costo, qualsiasi cosa dicano, bella o brutta, prometto che sarò un fedele reporter.
Mangiano, bevono, il sugo schizza dappertutto, ma non dicono niente, parlano dei loro problemi, dei loro cazzi. Accennano vagamente a qualche lavoro, un progetto per un azienda vinicola che ha voglia di cambiare immagine. Sugo è sempre sul tavolo, tra i due, sommerso dalle briciole del pane.
Arriva il cameriere, prende su i piatti, mette un po' d'ordine e quando finisce il suo daffare, chiede se vogliono ancora qualcosa.
Un caffè e una fetta di torta alle mandorle.
Forse questo è il momento giusto, una piccola pausa, perfetta per prendere in mano Sugo.
Vi prego, dite qualcosa, fatelo per me.
Ma non succede più niente, ho un'ultima speranza quando il ragazzo, per perdere un po' di tempo, esauriti gli argomenti, afferra la rivista e invece di sfogliarla la gira, senza sentimento, Sugo scompare e appare un'altra rivista.
Ancora qualche istante di inutile speranza e poi si alzano, il ragazzo prende Sugo, la schiaccia sotto le ascelle ed esce.
Hanno la loro bottiglia di vino che li aspetta in ufficio, ma io non ho la mia introduzione e voi non avrete l'editoriale.



Giorgio Camuffo


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